Adolf Loos Architetto I architect
ARCHITETTURA - Sezione Biografie architetti




Adolf LOOS
Brno - Repubblica Ceca -  mille870 -  Vienna - Austria - mille933


Architetto austriaco considerato uno dei pionieri dell'architettura moderna.
Adolf Loos, figlio di un artigiano, Adolf e di una casalinga, Marie, frequenta il Politecnico di Dresda e nel 1893 si reca negli Stati Uniti dove visita la World's Columbian Exposition di Chicago.
Durante il suo soggiorno triennale negli Stati Uniti acquisisce familiarità con le pioneristiche realizzazioni della Scuola di Chicago e gli scritti teorici di Sullivan, in particolare il saggio Ornament in Architecture, scritto da quest'ultimo nel 1892, che esercita un'influenza palese nel saggio, Ornament und Verbrechen (Ornamento e delitto), che Loos pubblicherà sedici anni più tardi. Affascinato dal modo di vivere del nuovo mondo, Loos lo contrappone spesso agli usi e costumi degli europei, e in particolare agli usi degli austriaci di quel tempo. Significativo il sottotitolo di una rivista fondata da Loos  "Das Andere", ossia "periodico per l'introduzione della civiltà occidentale in Austria".

Nel 1896 si stabilisce a Vienna ed inizia la professione di architetto, contemporaneamente intraprende la sua personale e coraggiosa attività teorica che darà come frutto "Parole nel vuoto" (Ins Leere gesprochen e Trotzdem). In eterna polemica con i colleghi della Secessione Viennese, per motivi teorici ma anche personali, Adolf Loos intraprende una crociata a favore di un cambiamento radicale nel modo di fare architettura. Il suo contributo risulterà fondamentale nel passaggio verso l'architettura moderna che si realizza agli inizi del secolo XX.
Nello stesso periodo scrive articoli relativi a una vasta gamma di argomenti per la Neue Freie Presse, di tendenza liberale. Scrive su abbigliamento, architettura, buone maniere e musica.
Il suo primo progetto risale al 1903: la ristrutturazione di Villa Karma situata a Montreux e caratterizzata dall'estrema semplificazione delle superfici e dal rigoroso studio volumetrico.
Nel 1906 apre una scuola di architettura, e tra i suoi pochi allievi ci fu Richard Neutra.

Secondo Loos, l'architettura deve essere pratica, e quindi non può essere arte: di qui il bisogno morale di eliminare ogni decorazione inutile.
E' contrario ad ogni tipo di ornamento : "L'evoluzione della civiltà è sinonimo dell'eliminazione dell'ornamento dall'oggetto d'uso". La sua battaglia contro l'ornamento è asprissima, e non solo attraverso le pagine di "Das Andere". Il suo saggio "Ornamento e Delitto" del 1908 non ha ancora perso d'attualità. In questo saggio approfondisce la natura della sua polemica con gli artisti della Secessione viennese, controversia iniziata nel 1900 sotto forma di una favola anti-Gesamtkunstwerk, intitolata "A proposito di un povero ricco". In essa Loos descrive il destino di un facoltoso uomo d'affari che aveva incaricato un architetto della Secessione di preparargli una casa "totale" cioè comprendendo non solo gli arredi ma anche i vestiti degli abitanti.
Questo pezzo sardonico allude agli artisti Henry van de Velde e Josefh Maria Olbrich fanatici del rigore. Il primo, infatti, disegna per la propria moglie abiti speciali in armonia con le linee della loro casa, costruita a Uccle nel 1895. Olbrich resta per tutto il decennio bersaglio principale degli attacchi di Loos contro la Secessione: viene citato in Ornamento e delitto come il progenitore della decorazione illegittima. "Dove saranno le opere di Olbrich?- scrive Loos- L'ornamento moderno non ha predecessori non ha discendenti, non ha passato nè futuro. Uomini incolti, per i quali la grandezza del tempo nostro è un libro chiuso da sette sigilli, lo salutano con gioia al suo apparire, per sconfessarlo poi dopo breve tempo".

L'argomento fondamentale di Loos contro l'ornamento si basa sul fatto che esso comporta una forma di schiavitù artigianale, da giustificare solo per coloro ai quali sono inaccessibili le più belle conquiste della cultura borghese, cioè per quegli artigiani che potevano trovare la loro realizzazione estetica solo nella creazione spontanea dell'ornamento.

Loos giustifica la decorazione delle sue calzature su misura, che avrebbe preferito lisce, in questi termini: "Noi ci trasciniamo nell' affanno quotidiano e ci affrettiamo per andare ad ascoltare Beethoven o ad assistere al Tristano. Cosa che il mio calzolaio non può fare. Non posso privarlo delle sua gioia perchè non ho nulla con cui sostituirla. Se però non va ad ascoltare la Nona e poi si mette a fare il disegno per tappezzeria, allora è un truffatore oppure un degenerato".Queste provocatorie dichiarazioni isolarono Loos dalla Secessione e dai suoi contemporanei conservatori, ma anche dai suoi eredi, quei "puristi" moderni che ancora non hanno compreso la profondità dei suoi giudizi.

All'epoca del saggio Architektur, scritto nel 1910, Loos ha già intuito la forza di una forma di pensiero moderna. Dato che, come egli sosteneva, l' architetto provienente dalla città è uno sradicato per definizione, e dunque alienato dall'innato linguaggio locale, rurale o alpino, dei suoi lontani antenati, ne consegue che costui non può compensare questa perdita con la pretesa di ereditare l' aristocratica cultura del Classicismo occidentale. Infatti la borghesia urbana, da cui proviene e che naturalmente serve è qualunque cosa sia chiaramente non aristocratica. In questo saggio sostiene che gran parte dei moderni compiti dell'edilizia riguarda la tecnica più che l'arte "Soltanto una piccolissima parte dell'architettura appartiene all'arte: il sepolcro e il monumento. Il resto, tutto cio che è al servizio di uno scopo, deve essere escluso dal regno dell'arte".
Le Corbusier, commentandolo scrisse:" Loos è passato con la scopa sotto i nostri piedi e ha fatto pulizia omerica, esatta, sia filosofica che lirica".
Nel 1910 arriverà inoltre a scrivere: "Caro Ulk! E io ti dico che verrà un giorno in cui l'arredamento di una cella carceraria ad opera del tappezziere di corte Schulze o del professor Van de Velde sarà considerato un inasprimento della pena".

Al posto di un impacciato design ornamentale, Loos preferisce i vestiti sobri, i mobili anonimi e gli efficienti impianti idraulici della borghesia anglosassone. Naturalmente pensa all' America, e anticipa il concetto di objet-type espresso da Le Corbusier: l' oggetto raffinato, normativo, prodotto dalle industrie a base artigianale della società. A questo scopo oggetti di stampo anglosassone, come abiti, tenute sportive e accessori personali, vengono reclamizzati sulla rivista "Das Andere". Nonostante la sua anglofilia, il linguaggio popolare del movimento inglese delle Arts and Crafts ( nella visione documentata dal libro di Hermann Muthesius, Das Englische Haus, del 1904) presenta per Loos un problema; dove bisogna tracciare il confine tra una simile architettura, per quanto ragionevole e comoda, e le fantasie ermetiche, intenzionali, artigianali della Secessione? Poichè per Loos l'ultimo architetto occidentale importante è stato Schinkel, sembra che il suo imbarazzo consista nel conciliare la comodità informale degli interni anglosassoni con la severità delle forme classiche.

Fino al 1910, Loos si dedica alla trasformazione di interni preesistenti. Negli interni domestici riveste i muri, fino all'altezza dello zoccolo, con pannelli di pietra levigata o di legno; al di sopra sono lisci o coperti con un motivo ornamentale o con fregio classico di stucco.(In Ornamento e delitto, Loos ammette l'appropriazione della decorazione archeologica, escludendo invece categoricamente l'invenzione di decorazioni moderne).

In quasi tutte le sue opere residenziali le giunture strutturali sono mascherate dal rivestimento, sia per nascondere condizioni irrisolte che per fornire un appropriato livello di decoro. Negli edifici pubblici i soffitti sono spesso nudi, in quelli privati sono ricoperti con cassonetti in legno o di metallo, e in altre occasioni, specialmente nelle sale da pranzo, sono presenti travi in legno richardsoniane, spesso sovradimensionate, come in casa Stainer del 1910.
I pavimenti sono generalmente di pietra o di parquet, e sempre ricoperti con tappeti orientali, mentre la zona del camino, spesso in mattoni, per contrasto di materiali si staccava dalle zone di luce rappresentate da vetrine, specchi, lampade e oggetti vari in metallo. L'arredamento è sempre realizzato su misura o scelto dal cliente.
Negli edifici pubblici, Loos si limita a mobili in serie Thonet di legno curvato, come nel Cafè Museum del 1899.
Nel 1910 l'architetto realizza la Villa Steiner e la casa sulla Michaelerplatz a Vienna. Nel 1912 disegna la Casa Scheu, anch’essa situata a Vienna, una delle prime a utilizzare una copertura piana a terrazza. Nella progettazione di queste case Loos inventa il Raumplan, una soluzione spaziale nella quale gli ambienti hanno altezze diverse a seconda della funzione e l'incastro tra i vari volumi comporta quindi vari dislivelli. Le Corbusier riprenderà questa idea in alcune delle sue più celebri architetture. La sua concezione del Rumplan , o "piano di volumi" culmina nelle case realizzate verso la fine della sua vita: casa Moller a Vienna e casa Muller a Praga. Entrambe queste opere sono organizzate attorno a spostamenti nei livelli dei piani principali, elisione che serve non solo a movimentare gli spazi, ma anche a differenziare un'area di soggiorno da quella contigua. La tipica pianta irregolare del Gothic Revival, documentata in Das Englisce Haus di Muthesius, ispira senza dubbio lo sviluppo dato al Rumplan da Loos, ma, con la sua predilezione classica per la forma cubica, egli non può accettare i volumi pittoreschi che ne sono la naturale conseguenza. E' questa l'origine della tortuosa manipolazione della volumetria del prisma, come se fosse un materiale grezzo, da cui creare una composizione della sezione dinamica.

Quando progetta casa Steiner, Loos ha già raggiunto, negli esterni, un linguaggio molto astratto che anticipa di almeno otto anni il cosiddetto International Style.
Egli elabora la sua prima idea di Raumplan in casa Rufer a Vienna (1912), dove le aperture sono disposte del tutto liberamente, seguendo la libera disposizione dei volumi interni: un contrappunto nei prospetti che anticipa le opere canoniche di De Stijl. Le sue opere migliori di questo periodo sono i lussuosi negozi che progetta a Vienna sul volgere del secolo, e il suo famoso Karntner o American Bar, del 1907. Esternamente queste opere sono rifinite con materiali eleganti e discreti, mentre internamente lo stile varia dall'atmosfera giapponese del suo primo interno per Goldman & Salatsch, sul Graben (1898), all'eleganza classica, da sala di club del Karntner Bar. Le architetture di Loos si presentano sobrie, composte da volumi chiari e netti che definiscono internamente degli spazi precisi e controllati con grande maestria. Le tipologie che a volte sembrano complesse si rivelano semplici.
Questo suo stile è evidente in casa Moller, edificata a Vienna nel 1927: la sala da pranzo, sopraelevata di quattro gradini rispetto al soggiorno è teatralmente posta sull'asse di quest'ultimo come fosse il suo palcoscenico e i vari elementi che la compongono (armadi, porte, vani, ecc) sono tutti posti assialmente rispetto alle pareti che li contengono.

Un aspetto fondamentale del suo lavoro è l'attenzione che dedica ai volumi e alla terza dimensione, il "Raumplan" (articolazione interna con differenziazione altimetrica funzionale e formale) ne è la teorica conseguenza, infatti nel 1913 : "... ho insegnato ai miei allievi a pensare in tre dimensioni, a pensare al cubo. Sono pochi gli architetti che oggi lo sanno fare. Oggi sembra che la preparazione dell'architetto sia conclusa quando ha appreso a pensare al piano".

L'osservatore e il passante sono per Adolf Loos i rispettabili spettatori del suo lavoro. Nella casa sulla Michaelerplatz del 1910 (Looshaus) la facciata è costruita per il passante e di conseguenza per la città. Lo zoccolo monumentale in marmo cipollino, le colonne doriche, il marcapiano, ecc. sono elementi per il passante che cammina lungo la Kohlmarkt o lungo la Herrengasse.

Tra il 1920 e il 1922 ricopre la carica di architetto capo del Dipartimento dell'edilizia di Vienna. Nell' austerità del dopoguerra, Loos applica il suo Raumplan al problema dell'edilizia di massa; ne risulta un certo numero di studi di abitazioni nei quali la sua forma preferita, il cubo, viene trasformata in una sezione gradonata a terrazze. Nel 1920 Loos progetta uno schema residenziale brillante ed economico, noto come complesso Heuberg: case a schiera integrate da serre e da piccoli appezzamenti di terreno, dai quali ci si attende che gli inquilini traggano di che nutrirsi: una strategia di sopravvivenza urbana tipica del periodo degli anni Venti adottata come politica generale in molti insediamenti residenziali tedeschi.

Uno dei paradossi della carriera di Loos è il fatto che proprio lui, architetto borghese e uomo di gusto, dovesse formulare i suoi progetti più importanti al servizio dei non privilegiati. Da le dimissioni da architetto municipale e nel 1922 si trasferisce a Parigi, invitato dal poeta dadaista Tristan Tzara per il quale progetta una casa nel 1926 reinserendosi nei circoli cosmopoliti dell'alta borghesia. A Parigi entra nel mondo alla moda che circonda la ballerina Josephine Baker, per la quale progetta nel 1928, una villa piuttosto appariscente. Tranne Tzara e il suo vecchio cliente viennese, il sarto di fama internazionale Knize, per il quale aveva progettato un negozio a Vienna nel 1909, nessuno dei suoi clienti parigini realizza qualcuno dei suoi progetti di grandi dimensioni che egli disegna negli anni del suo esilio. Nell'ambito dei progetti non realizzati sicuramente importante per la comprensione dell'opera di Loos è il progetto per la sede del Chicago Tribune realizzato nel 1922. Esso è infatti caratterizzato da un grattacielo costituito da una colonna dorica nelle sue parti caratterizzanti (fusto e capitello) che poggiano su un grande basamento, il tutto rivestito in marmo nero. Ciò aiuta all'interpretazione del rapporto con l'arte e l'architettura del passato e con l'ornamento.
Loos crede molto in quel progetto e conclude la relazione al concorso con una frase che suona come una sorta di messaggio messianico: "L'immensa colonna dorica dovrà essere costruita, se non a Chicago, in un'altra città. Se non per il Chicago Tribune, per qualcun altro. Se non da me, da un altro architetto."
Loos è il primo a porre il problema che Le Corbusier avrebbe risolto sviluppando fino in fondo la pianta libera. Il risultato tipologico proposto da Loos consiste nel combinare esattezza di una massa platonica con le opportunità di un volume irregolare. Questa formulazione trova compimento nel progetto di una villa al Lido di Venezia nel 1923: questa casa è destinata a diventare la forma-tipo della villa che rappresenta il canone del Purismo di Le Corbusier, la villa a Garches del 1927.
Negli ultimi anni di vita, salvo le due case modello della Werkbundsiedlung e lo chalet Khuner nelle montagne a sud di Vienna, conduce la propria attività professionale quasi esclusivamente in Cecoslovacchia, dove porta a compimento il suo ultimo capolavoro: la villa Muller a Praga.

Il 23 agosto del 1933 quasi sordo e molto malato Adolf Loos muore all'età di 63 anni nel sanatorio del Dott. Schwarzwald a Karlsburg. Egli lascia molti scritti, progetti e forse la più intensa e singolare definizione di architettura:
"Se in un bosco troviamo un tumulo, lungo sei piedi e largo tre, disposto con la pala a forma di piramide, ci facciamo seri e qualcosa dice dentro di noi: qui è sepolto qualcuno. Questa è architettura".

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american bar, vienna Haus Horner Haus Steiner Haus Stoessl

Adolf Loos pincipali opere:

-
Wohnhaus auf der Werkbundausstellung ;Austria, Vienna, 1930-1932;
- Villa Müller; Repubblica Ceca, Praga 1928 - 1930;
- Haus Moller; Austria Vienna 1928; 
- Maison Tzara; Francia, Parigi 1926-1927;
- Knize; Austria,Vienna 1910-1913;
- Haus am Michaelerplatz (Goldman & Salatsch);  Austria, Vienna 1909-1911;
- Haus Steiner; Austria, Vienna 1910;
- Loos American Bar (Bar Kärntner); Austria, Vienna 1907;
- Cafè Museum; Austria, Vienna 1899;



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