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+ Bernard Khoury al Maxxi di Roma
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Bernard Khoury al Maxxi di Roma

Bernard Khoury
Bernard Khoury
Bernard Khoury

 

Il 1 giugno Bernard Khoury terrà una lettura alla facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, alle ore 18.00.

Bernard Khoury a fine maggio una sua installazione sarà protagonista della mostra Spazio al Maxxi di Roma  Bernard Khoury. L'architetto libanese Bernard Khoury procede tra progetti di ormai leggendari club modaioli, residenze patinate e banche postmoderne.

Il primo progetto di un Khoury fresco di Harvard, datato 1991, fu Evolving scars: prendeva un edificio senza particolari qualità, lo circondava con due perimetri ermetici di vetro e nel corso della sua distruzione conduceva gruppi di cittadini all'interno della rovina, attraverso un braccio meccanico, per sollecitare e registrare i loro ricordi. L'intensità della demolizione era proporzionale all'intensità dell'informazione e le macerie finivano ammucchiate nella cavità tra i due giri di vetro finché all'interno non restava più nulla.

 


Non riuscì a trovare un lavoro per anni, nel Libano della ricostruzione. Fino al 1998, anno del B018, locale notturno sotterraneo che si trova nella Quarantaine, l'area destinata alla quarantena vicino al porto, ricavato
proprio nell'interrato usato per isolare i transiti a rischio. Un'area dove oggi si trova anche il DW5, lo studio di Khoury, un loft di 700 metri quadri che aggrega una quarantina di architetti collaboratori e più di cento assistenti. Quando è chiuso, il B018 sembra un grosso insetto di metallo disteso al suolo, circondato dal parcheggio circolare come da una cupa aureola; la sera si apre come uno scrigno prezioso e inghiotte i suoi avventori in un ambiente altrettanto intenso, di legni scuri, velluti rossi e marmi bianchi.



Dall'esordio in poi Khoury ha continuato a firmare eleganti ed eccentrici luoghi di svago che a Beirut sono diventati dimore di lusso, banche, uffici, centri commerciali. Non solo in Libano ma anche in Siria, Armenia e
nella regione del Golfo.
Ha prodotto anche installazioni che sono state esposte in gallerie e musei. Come P.O.W YOUprison, realizzata per una mostra curata da Francesco Bonami nel 2005 alla fondazione Sandretto Re Rebaudengo.
Si
tratta di una macchina per la restituzione dei prigionieri di guerra: un guscio nero metallico nel quale l'uomo è chiuso, intrappolato, disteso, cieco. Solo la macchina vede e registra tutto quello che c'è intorno durante il tragitto, strisciando lentamente attraverso il confine.

 

E sempre di conflitto parla la nuova opera, The Super Roller Capsule 07, che l'architetto libanese presenterà al museo Maxxi il 30 maggio, nell'ambito della mostra Spazio. L'autore coglie l'occasione per spiegare quanto il conflitto libanese abbia sempre guidato la sua ricerca architettonica e che l'opera che vedremo al Maxxi racconta lo spazio di "una Beirut trasformata in cinico parco dei divertimenti da un turismo mercificato in cerca di forti emozioni". La capsula ha la forma di un ordigno, nel quale i turisti possono accomodarsi e viaggiare lungo un infernale circuito di montagne russe. La bomba è bella: è una struttura metallica aerodinamica, grande, grigia e fulgente all'esterno, una spirale gelida ed esatta vista da dentro. La dualità non ha mai fine: è tra le parti in lotta, tra la distruzione e la ricostruzione, la memoria e la cancellazione, la conservazione e la reinvenzione, la luce e l'ombra, il dentro e il fuori.

 

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