SEZIONE ARCHITTURE DAL MONDO.
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Fondazione Querini Stampalia by Carlo Scarpa
architettura progetti

Fondazione Querini Stampalia
Venezia - Italia
Scarpa Carlo   1961 - 1963







 

Autore: Scarpa Carlo
Opera realizzata dal 1961 al 1963;
Venezia - Italia.

Giuseppe Mazzariol, direttore della Fondazione Querini Stampalia, affida, nel 1961, a Carlo Scarpa il riordino del piano terra e del cortile del palazzo cinquecentesco sede della Fondazione.
Progetto condizionato da precise richieste da parte della committenza, e da forti vincoli dettati dal particolare sito.

In primo luogo l'istituto domandava una nuova entrata che consentisse l'accesso al palazzo direttamente dal campo antistante, poi sollecitava Scarpa a rendere praticabili gli ambienti al piano terreno periodicamente interessati dal fenomeno dell'acqua alta, ed infine chiedeva il ridisegno del piccolo ma prezioso giardino posteriore.


Nel corso dell'Ottocento l'edificio era stato modificato con l'inserimento di finte colonne e rivestimenti lignei nelle sale.


La prima operazione condotta da Scarpa fu dunque quella di riportare gli ambienti alla loro conformazione iniziale, a partire dal cosiddetto Portego.
Si proseguì poi, alla realizzazione del ponte di accesso, la realizzazione del sistema di difesa dalle acque e la trasformazione del cortile.
Scarpa ampliò una finestra già esistente sulla facciata principale e fece costruire un ponticello di collegamento fra il campo Santa Maria Formosa e la stanza d'angolo sul canale, modificando decisamente la stretta calle laterale utilizzata nel secolo XIX per l'entrata al palazzo.
La struttura del ponte è in ferro e poggia, dal lato della piazza, su due spessi blocchi di pietra d'Istria.
Questo nuovo passaggio si affianca, al vecchio ponte di collegamento fra campo e calle costruito con materiali tradizionali, arricchendo di un sapore vagamente orientale questo angolo di Venezia.
Il problema dell'acqua alta è sapientemente trasformato da Scarpa in fonte di ispirazione per il disegno del piano terreno, infatti decide di utilizzarlo per ospitare mostre temporanee e conferenze.


L'architetto accetta totalmente la presenza dell'acqua e, lungi dall'ostacolarne l'ingresso, la accoglie all'interno dell'edificio semplicemente guidandola entro percorsi predefiniti, come ad esempio la canaletta in pietra lungo il perimetro dell'entrata.
Il pavimento viene rialzato in corrispondenza del portico affacciato sul canale, colmando il dislivello con una serie di gradini in cemento dall'andamento irregolare.
Il portico stesso è chiuso da una cancellata in ferro decorata da un motivo geometrico di ispirazione orientale.


Degno di attenzione è il bellissimo pavimento della sala d'ingresso originaria, realizzato in tessere di marmo policromo secondo un pattern simile a quello del rivestimento esterno del Sacello del Museo di Castelvecchio a Verona.
Nella stessa sala il soffitto è finito a stucco lucido rosso.
Nel resto della struttura il pavimento è in pietra d'Istria, uguale al rivestimento utilizzato da Scarpa per la scala che conduce alla biblioteca, galleria e uffici del primo piano, i cui gradini originari sono fortemente deteriorati dall'uso.
Dalla zona del portico si raggiunge, attraverso una parete vetrata, la sala centrale.
Qui i muri sono rivestiti in pannelli di travertino provvisti di speciali guide in rame per appendere quadri o altre opere d'arte. Una porta mimetica, pure in travertino, conduce a una saletta riservata ad eventuali relatori sulla destra dell'ambiente principale.
Il pavimento è in calcestruzzo lavorato alternato a bande di Repen, e offre una lettura moderna del pavimento tradizionale in corsi di pietra e ciottoli frequentemente usato nelle corti e nei porteghi dei palazzi veneziani.


La luce proviene dai due lati corti, entrambi schermati da pareti in cristallo,ed è una combinazione di luce diretta e luce riflessa.
La sala centrale viene inoltre illuminata da lampade al neon schermate da vetri opachi e inserite a filo delle pannellature in marmo.


Sul lato opposto del portico sul canale si apre un piccolo giardino, un vero e proprio gioiello di palazzo Querini.
Scarpa ne innalza la quota, in modo che sia perfettamente percepibile dall'interno della sala conferenze.


L'acqua fa nuovamente da protagonista, alternandosi in punti di raccolta, come la vasca in marmo Apuano, quella metallica a forma di labirinto o il piccolo ninfeo, e canali di scorrimento dall'andamento serpeggiante.