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Progetto in cui prevale l’aspetto paesaggistico rispetto a quello architettonico, il complesso Yumebutai rispecchia pienamente la concezione dell'architetto giapponese, che vede il paesaggio come atmosfera in divenire, piuttosto che come oggetto di design.
Il complesso, un grande parco in cui spiagge e hotel si affiancano a giardini e punti d'incontro, era stato già concepito negli anni '90, prima che l'isola di Awaji fosse scossa dal forte terremoto che nel gennaio del 1995 causò enormi danni e oltre 6.000 vittime.
In seguito alla calamità fu necessario, quindi, apportare una serie di modifiche, sia in relazione al programma dei lavori, sia al progetto stesso, si è voluto creare quindi un’occasione di commemorazione e al contempo uno spazio in cui trovare conforto e rigenerazione.
Il risultato è stato un enorme complesso in cui natura e architettura, paesaggio naturale e costruito, rappresentano una vera e propria celebrazione della vita, offrendo una varietà di aree, zone verdi e attrezzature, in cui incontrarsi e trascorrere il tempo libero. Si tratta di spazi irregolari, in cui alberghi, sale conferenze e serre si intersecano con giardini, piazze e una spiaggia con migliaia di conchiglie.
L'idea risale al 1989, quando si pensò di realizzare un grande parco in una zona deturpata dall'azione dell'uomo. Prima della realizzazione di Yumebutai, l'area su cui esso sorge era solo una scarpata rossiccia. L'intervento paesaggistico sulla natura ha quindi preceduto quello architettonico, e i progettisti hanno dovuto adottare soluzioni tali da non compromettere l'equilibrio naturale-artificiale.
Non previsto dal progetto iniziale, è stata aggiunto dopo la calamità naturale, la distesa terrazzata di fiori diversi in base all'avvicendarsi delle stagioni che, insieme ai 250.000 alberi piantati quando erano alti appena 10 cm, rappresentano la vera essenza di questo intervento, in cui acqua, terra e spazi costruiti vogliono essere una celebrazione della natura e di un intervento positivo dell'uomo su di essa.
I lavori, iniziati nel 1997, sono stati portati a termine nel marzo del 2000 e hanno interessato una superficie complessiva di oltre 95.000 metri quadri, anche se, come affermato dallo stesso Tadao Ando, lo scenario cambia continuamente e non si può parlare, soprattutto per il paesaggio, di progettazione intesa come intervento definitivo.
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