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Franco ALBINI Designer
DESIGN - Sezione Biografie designers





Franco ALBINI
robbiate 17.10.mille905 - 01.11.mille977


Consegue la laurea in architettura e design nel 1929 al Politecnico di Milano, Franco Albini comincia la sua carriera dedicandosi sin da subito al design mobiliare, tentando di stabilire una relazione fra le forme del modernismo, legate ai nuovi metodi di produzione industriale e quelle tradizionali legate più ad un concetto assoluto di garbo e naturalezza, e ai metodi di produzione artigianale.
Tra i migliori Architetti-designer d’Italia, si afferma come uno dei maggiori sostenitori nazionali della corrente neorazionalista.
Senza smentire la sua arte pioniera verso la progettazione industriali, mirava la sua arte alla realizzazione di opere di alta qualità, ma di costi contenuti, infatti le sue opere erano studiate in modo da poter essere realizzate con materiali decisamente economici.
Dopo svariati viaggi in giro per l’Europa, dove ha conosciuto personalità come Le Corbusier e Ludwig Mies van der Rohe, formatosi dalla scuola del grande Gio Ponti, diede vita tra il 1930 ed il 1931 al suo studio di progettazione in collaborazione con gli architetti Giancarlo Palanti e Renato Camus, prendendo parte in quel periodo ad alcuni importanti gruppi progettuali quali il piano urbanistico Milano Verde ed alcuni importanti concorsi per l'EUR.
L’arte razionalista che caratterizza i lavori di Albini, viene completata da opere puramente fantasiose ed immaginative, come la realizzazione, nel 1938 di “Securit”, un radio trnasistor con un elemento esterno in vetro trasparente che lascia intravedere i circuiti interni.
A distanza di anni, 1998, designer come Jonathan Ive si sono ispirati alla stessa tipologia d’arte, con la realizzazione di “iMec” il computer con il corpo esterno interamente in plastica trasparente colorata.
Grazie al suo stile di modernità, Franco Albini si adopera anche nel settore editoriale, collaborando come redattore alla rivista italiana di architettura e design “Casablanca”.
Due esempi illustrativi della grande filosofia creativa di Albini sono:

- L’edificio dei superstore La Rinascente di Roma, Italia, disegnato in collaborazione con Franca Helg;
- Le stazioni della metropolitana di Milano, Italia.

Entrambe le opere sono state oggetto di riconoscimento di uno dei premi più ambiti, Il Compasso D' Oro, la prima nel 1963 la seconda nel 1964.
Negl’anni tra il 1950 ed il 1960 ha realizzato una vasta gamma di prodotti di design industriale, tra cui le poltrone Gala e Margherita, realizzate in vimini per la ditta Vittorio Bonacina.
Sono un valido esempio di fusione concettuale tra industrializzazione e artigianato.
Solo nel 1936 ebbe il primo incarico di rilievo progettando il quartiere Fabio Filzi a Milano.
Nel 1945 spicca come uno dei fondatori del Movimento Studi Architettura, un importante momento di rinascita culturale.
Negli stessi anni firmò il Piano Regolatore di Milano e Reggio Emilia, oltre ad alcuni piani particolareggiati a Genova.
Nel 1952 entrò a far parte dello studio Franca Helg, architetto con cui Albini condivise i successivi progetti.
Nei primi anni ’50 ebbe incarichi che diedero una svolta alla sua carriera, come la sistemazione delle Gallerie comunali di Palazzo Bianco a Genova fu uno dei primi musei realizzati all'interno di una struttura storica e impostato secondo i principi del Movimento Moderno, realizzato con interventi in netto contrasto con l'edificio preesistente.
Questo come la luna serie di progetti che lo seguirono renderanno Albini un maestro della museografia.

Albini si distinse anche in progetti come:

- l'edificio per uffici Ina a Parma, realizzato tra il 1950 ed il 1954;
- gli Uffici Comunali, sempre a Genova tra 1950 ed 1963.

Tutte opere che si confrontano con la città storica in modo inedito.
Fino agl’anni ‘60 in cui entrarono a far parte delle studio Albini presenze importanti come Antonio Piva nel 1962 e Marco Albini nel 1965, che assieme a Franca Helgche hanno portato a termini numerosi progetti dell’artista Franco Albini, anche dopo la sua morte, avvenuta nel 1977.
Alla sua attività di architetto Albini affiancò quella di designer con la realizzazione di alcuni oggetti come librerie sedie e addirittura delle maniglie che tutt’oggi sono in produzione e venduti in tutto il mondo.
Albini ebbe anche una importante attività didattica, da quando, nel 1949, quando venne chiamato da Giuseppe Samonà, insieme ad altri architetti importanti, allo IUAV (Istituto Universitario di Architettura di Venezia), in cui insegnò dal 1949 al 1954 e dal 1955 al 1964.
Ha inoltre insegnato al Politecnico di Torino, nell'anno accademico 1954-55, per la prima volta come professore di ruolo, e dal 1964 al Politecnico di Milano.
Inoltre fu membro dei CIAM, dell'INU, dell'Accademia di San Luca, dell'American Institute of Architects (AIA), dell'Istituto scientifico del C.N.R. per la sezione di museografia (1970).
Albini incarna l'ideale di un architetto completamente immerso nella contemporaneità ma allo stesso tempo non specializzato, capace di occuparsi di diverse scale di intervento, dal cucchiaio alla città.
Albini fuse in se le tre dimensioni - disciplinarietà del design, dell'architettura e dell'urbanistica – affiancandosi ai principali maestri del Movimento Moderno.
La sua architettura ha sempre mirato alla coerenza, piuttosto che alla moda del momento.
Considerato uno dei precursori dell'architettura high-tech, rimangono memorabili alcune sue soluzioni nell'utilizzo dei profilati metallici, come quelle della scala a chiocciole di Palazzo Rosso a Genova.



Maggiori premi e riconoscimenti:

- Tre Compassi d’oro tra il 1955 ed il 1964;
- Il premio Olivetti per l'Architettura ottenuto nel 1957.